Aldilà della questione droga o non droga in parlamento, la questione più interessante posta dall'ormai arcinoto servizio censurato de "Le Iene" è la riflessione che propone sul rapporto tra libertà di stampa e informazione, privacy e democrazie parlamentari di stampo liberale.
Per chi si fosse perso la questione (ma dove vivete?) faccio un breve riassuntino.
La trasmissione "le iene" ha mandato uno dei suoi a intervistare i parlamentari sulla finanziaria, durante l'intervista prelevavano con un trucchetto del sudore e lo sottoponevano ad un test antidroga, il 30%degli onorevoli è risultato positivo a coca o cannabis. Grande battage pubblicitario sul servizio, ma il garante per la privacy vieta la messa in onda del servizio e la pubblicazione dei risultati (che invece sono stati pubblicati da tutto il resto della stampa italica). L'esperimento comunque era svolto in forma anonima, neanche chi faceva il test sapeva a chi appartenesse ciascun tampone.
La cosa su cui vorrei riflettere è: le Iene sono nel giusto nel fare un servizio del genere? Il garante ha fatto bene a imporre la censura?
Io credo che abbiano fatto bene, e che non fosse lecito per il garante imporre la censura, ma per spiegarlo bene devo risalire un attimo all'origine delle odierne democrazie parlamentari.
In principio il parlamento era il luogo dove i rappresentanti dei cittadini discutevano e presentevano le istanze al sovrano, al re. Questo ovviamente implicava un conflitto di poteri tra Re e parlamento, tant'è che il parlamento per difendersi lottò e ottenne per ottenere la segretezza del dibattito parlamentare.
Con la perdita del potere da parte della corona, il conflitto diventa parlamento/cittadinanza e il parlamento (in inghilterra in particolar modo) sfrutta i privilegi strappati alla corona, questa volta per difendersi dai cittadini.
Il primo grande passo verso l'affermazione della democrazia liberale avviene in America, grazie all'accoppiata Jefferson/Madison, che sostenevano fosse meglio una libera stampa senza governo che un governo senza libera stampa. E non è un caso se il primo emendamento della Costituzione Americana prevede l'impossibilità di legiferare per controllare la stampa.
Quello di cui si accorgono Jefferson e Madison (recependo le idee di Milton e Mill) è che una democrazia priva della libertà di stampa semplicemente non è una democrazia, e questo per due motivi fondamentali.
Grazie alla libertà di stampa si crea un'arena di idee che "si affrontano" l'un l'altra, tramite la discussione pubblica tenderanno ad affermarsi le idee migliori; questo può anche essere considerato un utilitarismo ingenuo, ma sicuramente, come il liberalismo è fondato sul dibattito parlamentare, tale dibattito deve avvenire anche all'interno dell'opinione pubblica, la quale tenderà a presentare le sue istanze all'assemblea legislativa. In secondo luogo, e questo è fondamentale, la libertà di stampa ha la funzione di sorvegliare il legislatore, dovrebbe essere il cosiddetto "cane da guardia", espressione tanto cara al mondo anglosassone.
D'altro canto vige il principio di privacy: lo stesso principio che il parlamento aveva strappato alla corona inglese, i cittadini lo hanno strappato al parlamento, bisogna interrogarsi sul valore che ha il diritto alla privacy, questo diritto serve a darci una protezione parziale dagli abusi DELLO STATO, e di altri cittadini.
Il diritto alla privacy, e il principio che l'ha ispirato, ci serve per evitare orrori alla 1984.
A questo punto, vediamo che nella vicenda entrano in conflitto questi due principi; da un lato i politici, godendo degli stessi diritti di noi comuni mortali, hanno diritto alla privacy, d'altro canto, onde evitare derive totalitarie, è assolutamente necessario che la stampa e l'opinione pubblica sorveglino i comportamenti di chi la governa. Come conciliarlo?
Nel paese di Jefferson e Madison non sembra abbiano avuto molti problemi, i politici rinunciano praticamente in toto alla loro privacy diventando, da privati cittadini, dei pubblici cittadini.
Sembra che il popolo americano abbia il diritto di sapere ogni cosa riguardo chi li governa, se usano lo studio ovale per fare le porcate, se mettono le corna alla moglie, se hanno un passato di alcolisti, se hanno fatto il militare eccetera eccetera.
Potremmo stare a discutere se è giusto arrivare ad una curiosità quasi morbosa nei confronti dei politici che sfoci pesantamente nei loro comportamenti privati, ma la questione cristallina è che ci sono comportamenti che sono di assoluto interesse pubblico, e sono quei comportamenti che riguardano la produzione legislativa, in quel caso non c'è privacy che tenga, vince la trasparenza. Se il parlamento legifera un mese sì e un mese no sul consumo e la vendita di stupefacenti, io ho il diritto, nonchè la necessità, di sapere qual'è il loro comportamento riguardo tale materia.
Indipendentemente da come la penso sulla questione.
Non è una questione solo di diritti, lasciamo fare ai politici quello che vogliono e presto sperimenteremo (più di quanto non abbiamo già sperimentato) il risultato SULLA NOSTRA PELLE.
Addenda:
questo è il primo articolo che pubblico su pigiamamedia, dove potrete anche votarlo, se date voti bassi che Madison vi maledica.