Premetto che non mi piace il velo, non tanto perchè simbolo di sottomissione, quanto piuttosto perchè simbolo di identitarismo antagonista. Mi spiego, quando vedo delle giovani adolescenti col velo, mi viene da pensare a quando si va a una festa e un gruppuscolo di persone confabula tra di loro snobbando gli altri. Indubbiamente fastidioso.
Ecco, adesso considerate dove vivo io: l'amministrazione comunale ha avuto questa idea geniale di dare case popolari agli immigrati, e nella loro geniale visione della cosa pubblica hanno avuto anche la brillante idea di assegnarle tutte nella stessa zona (in pieno centro storico), con il risultato che adesso il centro è abitato per un 25% (venticinque percento, pari a 1/4 della popolazione) da immigrati e, in una città di 50.000 abitanti abbiamo il nostro bel quartiere islamico, dove non si parla l'italiano.
Ovviamente l'amministrazione, ben lungi da ammettere la sua colpa, ha detto che la colpa della scarsa integrazione è ovviamente nostra (cioè di noi sudditi), e per risolvere il tutto ha ben pensato di assegnare un locale per una moschea in centro storico, in mezzo alle scuole superiori.
Logico che, mentre un volta, gettati isolati in questa nuova realtà sociale, i musulmani tendessero ad adattare i loro comportamenti alla nuova società cui facevano parte, adesso che si è creato un bel "little arabia" in pieno centro, in pieno conflitto di civilità, col cavolo che lo fanno! Anzi, in piena crisi identitaria fanno quanto possibile per marcare la differenza tra "loro" e "noi". Ed ecco perchè il fiorire dei veli.
Questa lunga premessa per spiegare quanta orticaria mi prende quando vedo un velo per strada.
A questo punto potrebbe nascervi spontanea la domanda "che soluzioni politiche proponi?", se vi viene in mente questa domanda allora non seguite questo blog da molto tempo: la risposta è NESSUNA.
I musulmani hanno diritto ad andare vestiti in giro come vogliono, hanno il pari diritto che ho io di mettermi abiti idioti.
ecco, ma qui ci sono altre cose importanti da sviscerare, e vi propongo queste due letture:
lupodigubbio, caratterizzato da un sarcastico anti-islamismo, convinto che i musulmani moderati siano quattro gatti, e che l'islam sia in generale una religione intrinsecamente violenta,
difende il diritto dei musulmani di non trasportare alcolici nei loro taxi.
Ovviamente sono daccordo con lui: il taxi è loro, a loro decidere chi e cosa trasportare.
jimmomo, che invece è convinto che in medioriente l'unica cosa che vogliono i musulmani sia di essere bombardati dagli americani in modo da avere quello che vogliono veramente: democrazia e donnine nude. Ed ecco la sua brillante proposta:
mandare gli sbirri a strappare il velo alle donne (questo ovviamente implica anche le suore e le vecchine che vanno a messa, stante il fatto che la legge è uguale per tutti).
Il bello è che fa questa proposta di legge di stampo non dico fascista, ma proprio squadrista, buttando sul testo una decina di volte parole come "libertà, liberale, liberazione" affianco a "proibire, legiferare, norme restrittive". Sembra di rileggere "1984": "la libertà è schiavitù".
Insomma, pur di liberare le giovani ragazze dalla pressione culturale delle loro coatenee, Jimmomo vieterebbe le bikkembergs e i piercing, questo se fosse un becero conservatore come me, siccome però questi sono i decadenti segni del capitalismo moderno, allora vanno bene e quindi se la prende col velo, che non è moderno manco per il cazzo ("l'obbligo del velo ha a che fare con
l'arretratezza, il pregiudizio, l'oppressione" dice nel post, omettendo ovviamente il fatto che questo era vero in Afghanistan, in Italia nessuna legge impone il velo) allora va vietato. Magari obblighiamo le donne musulmane ad andare in giro con un bel tanga fucsia che esce dai pantaloni a vita bassa, scintillante simbolo della superiorità occidentale.
Paradossalmente qualche mese fa lo stesso jimmomo ebbe a sostenere che non si può essere conservatori e liberali contemporaneamente, risposi che non è vero e ne spiegai le ragioni
in questo post, dove addirittura sostenni che un amplissimo grado di libertà conviene assai sia ai conservatori che ai reazionari; Hoppe sostiene addirittura che che non si può essere conservatori senza essere libertari., (credo che gli Stati Uniti, unico paese occidentale ad avere un boom della natalità, siano la prova vivente delle tesi di Hoppe, ma di questo eventualmente se ne ridiscuterà).
Invece la questione è proprio opposta, un progressista liberale è quasi una contraddizione in termini, infatti la società e la cultura, prive dei lacciuoli della politica, sono sistemi tendenzialmente inerziali, refrattari a bruschi cambiamente (non che non siano possibili ovviamente).
Un libertario progressista quindi dovrebbe avere la capacità di sostenere una battaglia sia contro la politica sia contro "l'inerzia del sistema" combattandolo però con l'arma spuntata della persuasione, del dialogo, insomma cambiando la società con i mezzi della società, che è l'unico modo eticamente valido, anche se sicuramente è la via più difficile da seguire.