mercoledì, 22 novembre 2006, ore 13:43

Oggi vi scrivo dal futuro.



Grande dibattito parlamentatere sul divieto di videogiuchi violenti in Italia. Dopo un primo momento che vedeva il parlamento diviso, è arrivata la confessione del capo programmatore giapponese di "the rule of rose" il gioco tanto contestato ultimamente per i suoi contenuti scioccanti: "Il titolo è un richiamo palese al partito italiano della "rosa nel pugno" e la trama del videogioco ricalca più o meno la recente conferenza dei radicali italiani, blasfemie, umiliazioni pubbliche, abusi sessuali omo, il tentativo di seppellire vivo uno dei membri della "aristocrazia"; The rule of rose è la storia di Daniele Capezzone, pensavamo fosse palese".


Dopo questa dichiarazione, il parlamento ha votato compatto a favore di un restrittivo codice di regolamentazione dei videogiochi, molti deputati si sono sentiti male in aula ripensando ai contenuti scioccanti del videogioco.

Vietate anche vecchie glorie del joystick (rinominato per legge playstick, perchè "stecco della gioia" sembrava un nome troppo ambiguo): stanze buie, musica elettronica ripetitiva, colori fluorescenti, pupazzetti che ingoiano pasticche a manetta; Pac-Man è stato bandito, considerato la causa principale degli odierni rave party e delle stragi del sabato sera.


Vietato anche Tetris, evidente causa scatenante del malcostume di gettare sassi dal cavalcavia, Contrario Diliberto e Pdci, secondo lui è una brilante metafora del funzionamento perfetto del socialismo reale, e poi siccome l'hanno fatto i russi va bene.


Acceso dibattito sul vietare gli scacchi, prima si è sostenuto che è un gioco disecutavi che educa alla guerra, poi qualcuno ha fatto notare che, essendo di origine araba, potrebbe favorire l'integrazione con i nostri amici migranti.
Poi però è stato controargomentato che l'Islam è una religione di pace, quindi è impossibile che abbiano veramente inventato un gioco del genere.
Contrario al divieto Diliberto; è noto che i grandi campioni di scacchi sono sempre venuti dal blocco sovietico, quindi deve trattarsi di un gioco da inserire come materia obbligatoria sin dalle elementari.

Durante le oceaniche manifestazioni previste per la "giornata della legalità" (e che prevedono la discesa di Napolitano dal Montecitorio con le tavole dei diecimila comandamenti, e la rievocazione storica di quando lo Spirito Laico, sotto forma di piccione col pus agli occhi (mirabile simbolo della cecità della della giustizia) scese nei cuori e nelle menti dell'assemblea costituente, donandoci la legge immortale che ancora adoriamo) Il Presidente della Repubblica Popolare Italiana, ha dichiarato che il gioco "guardie e ladri" precursore preadolescienziale di "gran theft auto", già vietato subito dopo the rule of rose, mina alla base il sacro rispetto e timore per le leggi della Repubblica, permettendo ai giovini bambini di interpetare il ruolo di mariuoli, ladri e, probabilmente, evasori fiscali.

Dungeons & Dragons non viene vietato, come dimostrato dal solito servizio delle iene, i parlamentari italiani hanno gravi deficit di attenzione alla lettura, l'ultimo libro che hanno letto è stato "Io coloro" e nessuno è riuscito finire la frase di introduzione al manuale:
"attenzione: in questo manuale troverai descritte cose molto malvage, come omicidi, furti, profanazioni di tombe. Sono cose che nel gioco si possono fare , ma che non vanno fatte nella vita reale, tu e i tuo personaggio siete due cose diverse, veramente, non essere stupido."

Curiosità:

La giornata della legalità esiste veramente.

Bertinotti si è dichiarato favorevole ad una restrizione censoria dei videogiochi, e questo non è un parto della mia fantasia malata, lo ha detto veramente; qualcuno mi spiega cosa diamine passa per la testa di uno che vuole liberalizzare la cannabis e vietare i videogiochi?
ilbuffone
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sabato, 18 novembre 2006, ore 02:17

Ognuno è libero di incazzarsi se qualcun'altro lo prende per il culo.
ilbuffone
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venerdì, 17 novembre 2006, ore 14:39

Qualcuno sta cercando di convertire il professor Giavazzi al free-market anarchism.

Riuscendoci
ilbuffone
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mercoledì, 15 novembre 2006, ore 00:38

Oggi ho fatto visita al laboratorio dove lavora capemaster.
Sul laboratorio campeggiava una bella targona sul quale spiccava "MIGLIORAMENTO GENETICO", non c'erano svastiche incise, falci e martelli, o stelle, ovviamente non c'erano perchè, come disse il compagno Lysenko già nel 1948, la genetica è una "pseudoscienza borghese".

il laboratorio mi è sembrato molto simpatico, perchè mi ricordava molto quello del liceo (che era parecchio fornito) certo, con roba più figa (anche se noi avevamo un pezzo di uranio, mai usato ovviamente) ma sapete com'è uno si immagina sta roba genetica e si crede che ci hanno mega microscopi che vanno a manipolare il dna con le loro manine, invece hanno sempre le solite burette, il buon vecchio bunzen, i becker, e roba concettualmente simile alla cartina al tornasole, usano metodi simili alla decantazione o alla distillazione.
E hanno un sacco di frigoferi, quando muoio prima dell'ultimo alito di vita mi butto nel frigo a -84 (che ora immagino sia pieno di freddissimi gelati) così quando è il momento Cape mi risveglia.

Poi mi ha portato nello stanzino segreto, dove cela il suo orribile segreto: delle piantine di tabacco con dentro del GENOMA UMANO! capite? Capemaster non lo ammetterà mai, ma quando cresceranno secondo me quelle piantine diventeranno degli umanoidi ibridi umani-piante, che lo serviranno come schiavi, e non avrà neanche bisogno di nutrirli perchè faranno la fotosintesi!

Adesso, quando le ho saputo la cosa lo scambio di battute è stato qualcosa del genere:

Io:" Ma allora sono dei nostri! dobbiamo dar loro dei diritti!"
Cape:"Ruini penserebbe di sì"
Io:" ma se a me mi mettono un gene del tabacco rimango titolare di diritti, perchè non vale al contrario?"

Poi è finita lì , ma non credo che abbia capito l'importanza della questione, che per me è drammatica: drammatica perchè non ne vengo a capo, più del solito.

Allora, se io piglio  il dna umano e ne metto sempre di più nel tabacco , succede che  il tabacco sarà sempre più un'essere umano; se metto dna di tabacco in un uomo, egli sarà sempre più una pianta.

Quand'è che scatta il discrimine per cui la pianta diventa uomo e l'uomo pianta? Semplicemente non c'è, è fuzzy, indeterminato , nebbioso, potessimo assistere al processo live, qualcuno lo metterebbe in un punto, qualcuno in un'altro, in modo soggettivo.

Finisse semplicemente così vabbè, uno se ne fa una ragione, purtroppo questa cosa  è applicabile a tutto l'universo, l'iperurano esiste solo nel nostro cervello, ed è drammatico, discutevo proprio sabato con due  mie amiche che ho seri problemi di identità, probabilmente per via del mio vissuto che mi rende un po' apolide, ma forse non c'è neanche un motivo, è che sono così, un moderno che vaga nel postmoderno, un ente parmenideo immerso nel panta rei, un solido platonico gettato nel caos indeterminato (un link a chi becca la citazione).

Ci vorrebbero certezze, monadi, invece è tutto così fluido, sfocato, senza linee definite, io stesso non sono più la persona che ero dieci anni fa, ne dieci secondi fa.

L'essere è come una sostanza fluida che presenta linee di resistenza (tipo  una tavola di legno, con linee.. nodi...) semantica, ma è tutto lì, e l'attribuzione  è soggettiva. Questa è una cosa orribile , vuol dire che tutto è rerlativo e la verità non esiste, al massimo esiste una tendenza ad essere daccordo su una cosa tra soggetti simili.

Anticipo  i primi dieci commenti:  Sì era  tabacco, No, non l'abbiamo fumato.
ilbuffone
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martedì, 14 novembre 2006, ore 22:00

ho appena visto un servizio delle Iene che è paradossale a dir poco.
Dentro le stanze del ministero del'economia pare che ci sia una specie di centro commerciale abusivo dove non viene rilasciato alcun tipo di fattura o scontrino.

La cosa più simpatica è che se la finanziaria fosse in vigore alla terza volta che si è in presenza di prove o accertamenti del fatto che in un'attività commerciale  non vengono rilasciati scontrini o fatture, l'attività  verrebbe chiusa, e all'ingresso, a mo di gogna, verrebbe affisso un cartello con la scritta "chiuso per evasione fiscale".

Lasciatemi sognare.
ilbuffone
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venerdì, 03 novembre 2006, ore 10:49

Premetto che non mi piace il velo, non tanto perchè simbolo di sottomissione, quanto piuttosto perchè simbolo di identitarismo antagonista. Mi spiego, quando vedo delle giovani adolescenti col velo, mi viene da pensare a quando si va a una festa e un gruppuscolo di persone confabula tra di loro snobbando  gli altri. Indubbiamente fastidioso.

Ecco, adesso considerate dove vivo io: l'amministrazione comunale  ha avuto questa idea geniale di dare case popolari agli immigrati, e nella loro geniale visione della cosa pubblica hanno avuto anche la brillante idea di assegnarle tutte nella stessa zona (in pieno centro storico), con il risultato che adesso il centro è abitato per un 25% (venticinque percento, pari a 1/4 della popolazione) da immigrati e, in una città di 50.000 abitanti abbiamo il nostro bel quartiere islamico, dove non si parla l'italiano.

Ovviamente l'amministrazione, ben lungi da ammettere la sua colpa, ha detto che la colpa della scarsa integrazione è ovviamente nostra (cioè di noi sudditi), e per risolvere il tutto ha ben pensato di assegnare un locale per una moschea in centro storico, in mezzo alle scuole superiori.

Logico che, mentre un volta, gettati isolati in questa nuova realtà sociale, i musulmani tendessero ad adattare i loro comportamenti alla nuova società cui facevano parte, adesso che si è creato un bel "little arabia" in pieno centro, in pieno conflitto di civilità, col cavolo che lo fanno! Anzi, in piena crisi identitaria fanno quanto possibile per marcare la differenza tra "loro" e "noi". Ed ecco perchè il fiorire dei veli.

Questa lunga premessa per spiegare quanta orticaria mi prende quando vedo un velo per strada.
A questo punto potrebbe nascervi spontanea la domanda "che soluzioni politiche proponi?", se vi viene in mente questa domanda allora non seguite questo blog da molto tempo: la risposta è NESSUNA.

I musulmani hanno diritto ad andare vestiti in giro come vogliono, hanno il pari diritto che ho io di mettermi abiti idioti.

ecco, ma qui ci sono altre cose importanti da sviscerare, e vi propongo queste due letture:

lupodigubbio, caratterizzato da un sarcastico anti-islamismo, convinto che i musulmani moderati siano quattro gatti, e che l'islam sia in generale una religione intrinsecamente violenta, difende il diritto dei musulmani di non trasportare alcolici nei loro taxi.
Ovviamente sono daccordo con lui: il taxi è loro, a loro decidere chi e cosa trasportare.

jimmomo, che invece è convinto che in medioriente l'unica cosa che vogliono i musulmani sia di essere bombardati dagli americani in modo da avere quello che vogliono veramente: democrazia e donnine nude. Ed ecco la sua brillante proposta: mandare gli sbirri a strappare il velo alle donne (questo ovviamente implica anche le suore e le vecchine che vanno a messa, stante il fatto che la legge è uguale per tutti).
Il bello è che fa questa proposta di legge di stampo non dico fascista, ma proprio squadrista,  buttando sul testo una decina di volte parole come "libertà, liberale, liberazione" affianco a "proibire, legiferare, norme restrittive".  Sembra di rileggere "1984": "la libertà è schiavitù".

Insomma, pur di liberare le giovani ragazze dalla pressione culturale delle loro coatenee, Jimmomo vieterebbe le bikkembergs e i piercing, questo se fosse un becero conservatore come me, siccome però questi sono i decadenti segni del capitalismo moderno, allora vanno bene e quindi se la prende col velo, che non è moderno manco per il cazzo ("l'obbligo del velo ha a che fare con l'arretratezza, il pregiudizio, l'oppressione" dice nel post, omettendo ovviamente il fatto che questo era vero in Afghanistan, in Italia nessuna legge impone il velo) allora va vietato. Magari obblighiamo le donne musulmane ad andare in giro con un bel tanga fucsia che esce dai pantaloni a vita bassa, scintillante simbolo della superiorità occidentale.

Paradossalmente qualche mese fa lo stesso jimmomo ebbe a sostenere che non si può essere conservatori e liberali contemporaneamente, risposi che non è vero e ne spiegai le ragioni in questo post, dove addirittura sostenni che un amplissimo grado di libertà conviene assai sia ai conservatori che ai reazionari; Hoppe sostiene addirittura che che non si può essere conservatori senza essere libertari., (credo che  gli Stati Uniti, unico paese occidentale ad avere un boom della natalità, siano la prova vivente delle tesi di Hoppe, ma di questo eventualmente se ne ridiscuterà).

Invece la questione è proprio opposta, un progressista liberale è quasi una contraddizione in termini, infatti la società e la cultura, prive dei lacciuoli della politica, sono sistemi tendenzialmente inerziali, refrattari a bruschi cambiamente (non che non siano possibili ovviamente).

Un libertario progressista quindi dovrebbe avere  la capacità di sostenere una battaglia sia contro la politica sia contro "l'inerzia del sistema" combattandolo però con l'arma spuntata della persuasione, del dialogo, insomma cambiando la società con i mezzi della società, che è l'unico modo eticamente valido, anche se sicuramente è la via più difficile da seguire.
ilbuffone
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