domenica, 24 dicembre 2006, ore 11:22

ilbuffone
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mercoledì, 20 dicembre 2006, ore 16:31

Questo post nasce in risposta ad una questione posta da Nullo nei commenti a questo post.

La questione è questa, nullo ritieni che gli animali siano esseri viventi degni di considerazione morale, e fin qui sono daccordo, e bene o male lo sono quasi tutti di questi tempi, per quanto diversissime sono le opinioni riguardanti quanta considerazione morale meritino. La cosa più soprendente è che nullo se ne sta lì a difendere la vita degli animali e contemporaneamente ammette tranquillamente che i feti non sono degni di tale considerazione.

Io rimango abbastanza sbalordito da questo, sarà che non vedo differenze concrete tra un feto e un animale, sarà che la prima cosa che mi sono immaginato è Nullo che alleva una vacca, la fa ingravidare poi provoca un'aborto e si mangia il vitello feto, felice e contento di poter mangiare carne senza uccidere nessuno.

ma analizziamo le sue argomentazioni passo passo, dice nullo:

"ciao mao. non ho capito bene lo spirito del tuo commento, ma per sicurezza faccio una precisazione (anticipata da ivo, tralaltro): non c'è alcuna incompatibilità tra l'avere considerazione morale per gli animali non umani e il non averla per gli embiorni ed i feti. probabilmente veronesi, come per esempio me, crede che solo le creature con interessi (fini) meritino considerazione morale. e siccome gli animali hanno fini ed interessi, ma gli embrioni ed i feti no, allora ecco spiegata la posizione di veronesi"

Io già da questo commento darei il premio "free climbing estremo su specchi" al nostro amico blogger, ma analizziamo meglio la questione, gli animali hanno dei fini dunque, quindi una teleologia. Cosa ne ricaviamo da questo? direi un bel nulla, è una questione priva di significato se non specifichiamo di che fini parliamo: gli atomi hanno dei fini ad esempio: il loro fine e quello di aggregagarsi ad altri atomi onde formare molecole con una conformazione elettronica stabile.
La materia ha il fine di appiccicarsi ad altra materia, e ogni pezzo di materia lo persegue in modo inversamente proporzionale al quadrato della distanza rispetto a ogni altro corpo dell'universo.

Le piante hanno dei fini, come del resto tutti gli esseri viventi: fanno la fotosintesi e tentanto di campare il più a lungo possibile, nel mentre cercano di far nascere piante con un corredo cromosomico simile al loro.

Stessa cosa per gli animali: nascono, campano una vita sostanzialmente di stenti, cercano di replicarsi e inesorabilmente crepano.

Non vedo in cosa è diverso un feto, anche lui punta innazitutto a non morire (per esempio nutrendosi di quello che gli arriva mediante placenta), onde arrivare allo stadio evolutivo che gli consente di riprodursi, nel breve termine sopratutto cerca di arrivare al peso di circa 3 chili e per poi uscirsene dall'ambiente dove vive.

quindi questa cosa dei fini, per come l'ha messa nullo, è priva di significato, e ce lo conferma lui stesso qualche commento sotto:

 "ciao abr. sono sicuro che di questa cosa abbiamo gia' parlato, e oltretutto il criterio e' in uno dei commenti precedenti. cmq, eccoti accontentato: animali non umani si e piante no perche' gli animali non umani provano dolore, e per questo hanno rudimentali interessi e fini, mentre le piante no. chiaramente il confine e' difficile da tracciare in maniera esatta, ma diciamo che certo mucche, pecore, maiali e via dicendo stanno dalla parte degli esseri che provano doloro, e le margherite e i girasoli (caso interessante, perche' protendono verso un fine, il solo) stanno dall'altra"

ecco, il girasole ha un fine perchè tende verso il sole (in realtà ce l'hanno tutte le piante, ma lasciamo perdere), ma viene scartato, si opta per la capacità di provare dolore, cosa implica questa capacità? il dolore è una forma di feedback che serve ad evitare comportamenti che nuocciono alla propria possibilità di sopravvivenza, quindi, ancora una volta il fine è sopravvivere, caratteristica presente in quasi tutti gli esseri viventi, tralaltro, per inciso, un organismo umano ha un'attività cerebrale a partire dalla 5-6 settimana, indi già a quello stadio prova dolore, o perlomeno, non vedo come si possa considerare immorale mangiare un'alice e morale "mangiare" un embrione alla 5-6 settimana, e mi taccio riguardo agli stadi successivi di sviluppo.

La grande discriminazione che compie dunque è provano dolore/non provano dolore.
Ci sarebbero tutta una serie di considerazioni da fare, diciamo che la differenza è questa: un sasso, se lo prendi e ne stacchi un pezzo, per lui non cambia nulla, sasso era e sasso rimane, se ne sta li in panciolle come sempre; una pecora, se gli stacchi una gamba prova dolore per cui per la pecora non è un atto neutro il fatto che gli venga staccata una gamba.

Da questo se ne potrebbe ricavare una considerazione morale, e forse una giuridica, quella morale, mutuata dal buon vecchio "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te" ci incita a non cagionare dolore agli esseri che sono in grado di percepirlo, quella giuridica ci dice che "è diritto di ogni essere che prova dolore il non essere torturato", tesi che faccio mia, e non ho mai capito perchè è vietato fare le lotte coi cani mentre invece è lecito allevare mucche, maiali e galline in allevamenti da film dell'orrore.

Però questa cosa non ci dice nulla sulla possibilità giuridica o morale di uccidere un essere sensibile, se uccido un maiale con un colpo da cecchino al cervello, è evidente che non gli provoco alcun dolore, pur uccidendolo, allora vale la pena chiedersi se uccidendolo ledo un suo diritto.

La questione è: gli animali danno valore alla loro vita? A parte gli esseri umani e qualche primate non credo. Per spiegarmi credo che sia opportuno ricorrere ad un esperimento mentale di Nozick, peraltro usato proprio per dibattere sui diritti degli animali.
Immaginate che esista una macchina capace di darvi tutte le sensazioni che volete, come una sorta di fabbrica dei sogni, mentre la usate non vi rendete conto del fatto che la state usando, provvede da sola ad alimentarvi per cui la si può usare indefinitivamente fino alla morte. Volete diventare campioni del mondo di calcio? vualà, avvertite le stesse sensazioni di cannavaro mentre alza la coppa.

Ecco, voi preferireste provare le sensazioni che si provano quando si è campioni del mondo o, ceteris paribus esserlo veramente?

A parità di condizioni preferiremmo esserlo tutti veramente, questo perchè l'essere umano è in grado di separare concettualmente se stesso dal resto del mondo dalla realtà, e sa dare valore alla realtà.
Da questo ne deriva, (o probabilmente questa ne è la causa, insomma, cosa genera cosa non lo so, fatto stà che li vedo come due elementi inscindibili) la capacità volitiva umana, l'adattare il reale alla propria volontà, progettare la propria vita.

Per questo morire per l'uomo è un danno, ottenuta questa coscienza l'uomo narrativizza se stesso, e non vuol morire perchè si rende conto che così facendo finirebbe la sua storia, se ci uccidono ci arrecano danno perchè ci impediscono di dispiegare il nostro destino secondo la nostra volontà, in altre parole ci impediscono di dare un senso alla nostra vita.

Per gli animali questo discorso non vale, essi vivono pavlovianamente in preda a impulsi elettronervosi estremamente più semplici di quelli che governano il corpo umano, non sanno dare un senso, un progetto alla loro vita. In altre parole, anche se per natura tendono a sopravvivere il più a lungo possibile, non sanno dare un valore alla loro vita (mentre invece assegnano ad esempio un disvalore alla sensazione di dolore) e quindi deprivandoli della vita non si può dire concretamente di arrecare loro un danno. Quindi, sebbene sia moralmente auspicabile non uccidere animali se non strettamente necessario, giuridicamente non ha senso.

Questa condizione permane a qualsiasi stadio di sviluppo umano; bisogna chiedersi, qual'è la differenza sostanziale che ci permette di definire un essere umano (o un primate superiore o una qualsiasi intelligenza in grado di passare un test di turing) nei confronti di un animale? La risposta è informazione, e quindi complessità.

I sistemi "uomo" sono estremamente complessi e imprevedibili, se prendiamo un cane e lo addestriamo a sbavare quando sente una campanella, si comporterà in modo assai prevedibile; in una certa misura questo è vero anche per l'uomo, ma molto di meno, i circuiti interni della macchina umana sono talmente complessi che non possiamo sapere mai bene come reagiranno ad uno stimolo.
Secondo la teoria dell'informazione la misura di questa complessità si chiama entropia (diversa dall'entropia usata in fisica) maggiore è l'entropia di un oggetto, maggiore sarà la roba che potremo dire di quell'oggetto per descriverlo.

Il livello di entropia di un essere umano è sempre sensibilmente più alto degli animali di ordine inferiore, qualsiasi sia il suo stadio di sviluppo (ma crolla a picco con la morte), per questo motivo l'uomo è sempre superiore all'animale.
ilbuffone
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giovedì, 07 dicembre 2006, ore 21:00

In questo periodo, non so se ve ne siete accorti non ho molta voglia, nè tantomeno tempo, di scrivere.

Però per fortuna nella rete si trovano cose che esprimono abbastanza bene i propri pensieri, quindi da bravo pigro riporto cose scritte da altri.

Perchè non sono liberale spiegato da Sergio Ricossa.

la questione dei pacs e dei matrimoni gay da un punto di vista libertario, ovvero:

Aiuto mia figlia vuole sposare un negro, qualcuno faccia il matrimonio di stato.

Questo articolo necessita di un epilogo calato nella situazione italiana: se non vivessimo in una società welfarizzata la questione pacs e matrimonio non avrebbe neanche senso, Tizio e CaiA scrivono un contratto e lo stato provvede all'esecuzione del contratto, Tizio e CaiO fanno un altro contratto e lo stato lo esegue, Tizio Caio e Sempronio fanno un altro contratto, e lo stato lo esegue.

Poi la società può chiamarlo come gli pare, matrimonio, pacs, orgia, depravazione, il nome non conta, la contrattazione è libera.

Il problema è che in italia non funziona così mai nulla, Rutelli propose (forse, mica ne sono sicuro) una specie di pacs che facessero parte del diritto privato, cioè coem dovrebbe essere anche il matrimonio normale; giammai, il ministro per la famiglia appena insediato ci ha tenuto a precisare che le coppie di fatto necessitano di un riconoscimento pubblico.

in questi giorni,  ha fatto notizia il fatto che, in non mi ricordo quale comune, vengano messe a registro le coppie di fatto "In attesa che lo stato stabilisca diritti e doveri delle coppie di fatto" Questo mi fa subito pensare a tanti bei trasferimenti, bonus familiari e tutte le belle porcate alle quali i politici di tutte le fazioni ci hanno abituato.

O, peggio ancora, sembra che i politici considerino le coppie di fatto talmente cerebrolese da aver bisogno di uno stato che dica loro quali diritti  e doveri prendere gli uni con gli altri, ovvero di uno stato che dica loro quali sono i termini del "fidanzamento" (i pacs e roba simile mi sembra una specie di fidanzamento statalizzato).

Che fare? Destatalizzare il matrimonio mi sembra una cosa irrealistica, però si potrebbe fare come la legge Biagi per il lavoro, invece che lasciare libertà di contrattazione fai 20.000 contratti tra cui scegliere.

Applicato al matrimonio si potrebbe proporre una forma di pacs come contratto tra privati e, di converso (anche per rispondere alle accuse di chi griderà all'istante allo sfascio del matrimonio tradizionale), proporre la contemporanea introduzione del covenant marriage.

Così la giovane coppia di sposi o fidanzati può scegliere tra il fidanzamento, il matrimonio standard e il matrimonio hard.

Oppure sposarsi semplicemente in chiesa o in qualsiasi istituzione culturale e mandare a fanculo lo stato come è più giusto che sia.

ilbuffone
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