lunedì, 11 agosto 2008, ore 22:45

Vi è un dibattito interessante tra l'anarcocapitalista Maurizio e l'anarcononsocosa Corvaglia.
Qui riciclo un mio commento perchè è una versione estremamente sintetica di un post che ho sempre voluto scrivere ma che non ho mai fatto.

La distinzione utilitarista/giusnaturalista non ha senso, è ovvio che quando uno parla di utilità parla di utilità in vista di uno scopo, nello specifico alla soddisfazione dei bisogni, l'utilitarismo quindi dice "tutti gli uomini hanno diritto alla massima felicità possibile" ma da dove discende questo diritto? in un caso abbiamo i giusnaturalisti che dicono che l'uomo è dotato di un set di diritti assoluti che non sto qui a discutere anche perchè (paradossalmente) variano di dottrina in dottrina, in un altro caso si abbiamo gli utilitaristi che dicono che gli uomini hanno il diritto al benessere.
entrambi fanno ricorso a dei diritti "a priori" assiomatici e indimostrabili. mi sento quindi di affermare che l'utilitarismo non è che una forma di giusnaturalismo.
l'alternativa quindi è tra giusnaturalismo e relativismo.
Se si pensa che gli uomini hanno diritti allora si è giusnaturalisti, altrimenti si è relativisti etici.
se nel set di diritti che un giunaturalista conferisce agli umani ci sono libertà e uguaglianza formale, allora abbiamo l'unico sistema politico che risponde a tali criteri è l'anarcocapitalismo, nel secondo caso abbiamo che lo stato è legittimo, ma è legittima anche la disobbedienza, è legittimo l'omicidio ma anche la vendetta e la controvendetta, che in un sistema in equilibrio porta alle agenzie di protezione.

in ogni caso è legittimo disubbidire allo stato, o perchè lo stato non ha diritto di farmi determinate cose o perchè lo stato non ha diritto.
ilbuffone
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Commenti
#1   12 Agosto 2008 - 09:06
 
Ciao Astro, grazie del link.

Interessante quello che dici.

Qualche osservazione:

l'utilitarismo ... dice "tutti gli uomini hanno diritto alla massima felicità possibile"

Tra l'altro anche in questo l'utilitarismo è contraddittorio. Immaginiamo un misantropo che gode della sofferenza altrui. Se tizio muore, lui è felice. Se tizio è felice, lui è triste. In questo caso, come fa l'utilitarista a decidere quale sia la situazione migliore? Se risponde in un modo o nell'altro, allora sta dando dei giudizi di valore; cioè sta dicendo che la felicità del misantropo per qualche motivo vale di meno, o conta di meno. Il che contraddice l'assunto che ciò che conta sia solo l'utilità. Nell'utilitarismo sono impliciti altri assiomi di valore.

entrambi fanno ricorso a dei diritti "a priori" assiomatici e indimostrabili. mi sento quindi di affermare che l'utilitarismo non è che una forma di giusnaturalismo.


Sì, ha senso. Si arriva quindi alla stessa conclusione che ottieni con l'esempio del misantropo.

(forse questo tuo ragionamento si può applicare anche a quelli che chiami relativisti per dimostrare che in realtà sono giusnaturalisti anche loro? :))


__

Comunque, per come la vedo io, la domanda se esiste il diritto naturale è una questione empirica, non filosofica. Cioè: o esistono delle regole di giustizia dentro di noi, precedenti alle leggi dello stato, oppure non esistono. Gli studi esistenti sembrano indicare che esistono, e che non dipendono dalla cultura ma dal dna. Ciao
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#2   12 Agosto 2008 - 19:59
 
"In questo caso, come fa l'utilitarista a decidere quale sia la situazione migliore?"

Teoricamente dovrebbe calcolare le utilità dei singoli attori sociali, se il i misantropo gode 100 dalla morte della vittima e la vittima gode 99 nel continuare a vivere allora il tizio va ucciso e si ha una distribuzione di utilità maggiore.

paradossalmente è quello che propone Amartya Sen dopo che dimostra l'inefficenza degli scambi paretiani quando sono coinvolte più di due persone.
per fortuna una cosa del genere è inapplicabile finchè non trovano un modo per leggere la mente dei sudditi.

"(forse questo tuo ragionamento si può applicare anche a quelli che chiami relativisti per dimostrare che in realtà sono giusnaturalisti anche loro? :))"

tanto il relativismo non è utile, una volta che non posso giudicare due sistemi etici, è finita la.
il comunismo? va bene
il fascismo? va bene
il cannibalismo? va bene

inoltre è un cane che si morde la coda, anche il relativismo è relativo :-)

però una cosa che ci insegna il relativismo è una sorta di agnosticismo etico, cioè la coscienza che qualsiasi sistema ideologico coerente è basato su assiomi etici indimostrabili a priori.

poi una volta capito questo ci si può lavorare sopra, per esempio elaborare sistemi ideologici coerenti è già un bel risultato.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ilbuffone

#3   19 Agosto 2008 - 16:25
 
Astro ma perchè date importanza a questo tizio... Sarà che ha scritto un papiro di mille righe, sarà che ha scritto castronerie nucleari, ma secondo me la cosa migliore e più rapida per rispondere al suo attacco è ignorarlo.
utente anonimo

#4   23 Dicembre 2008 - 16:12
 
mhhh

forse è più corretto dire che l'unico utilitarista reale è l'individualista super egoista e che il giusnaturalista, illudendosi di aver determinato diritti assoluti, sia un utilitarista(per i suoi scopi ) oppressivo, perché si considera coerente a tali principi, che però dipendono dall'esistenza/constatazione della loro assoluteza.Se non fosse così essi sarebbero deigli squilibrati gabbati.
Quindi anche l'anarcocapitalismo sarebbe utilitarista ed oppressivo in qualche modo, almeno allo stato mentale, poiché professerebbe false credenze.

Alché se invece i diritti assoluti esistessero allora l'anarco capitalismo sarebbe l'unica posizione politica rispettivamente libera, libertaria e liberante.

Il problema centrale è che dimostrare l'assoluto empiricamente è impossibile.Anzi proprio dimostrarlo è impossibile.
L'assoluto non può che essere evidente ed ovvio.
Un assoluto immanente, provabile empiricamente, è soltanto una convenzione, indi per cui una posizione utilitarista.

Se si voglia indagare questo assoluto, per poi rendersi conto se sia o non sia e quindi comportarsi di conseguenza , benissimo.

Ma dirsi che l'assoluto sia di-mostrabile ( mostrabile fuori) cioé indagabile tramite le sue conseguenze, non vuol certo dire acclararlo e riconoscerlo; le "prove" empriche possono soltanto giovare a motivo illustrativo o ad uno sviluppo tecnico via via più particolareggiato, poiché non certo negli effetti si può spiegare la causa, ma nello studio della causa stessa.
Ciò dovrebbe far comprendere che certo i Principi assoluti non possono trovare contaraddizione in natura,il ché sarebe assurdo, ma tale conferma naturale immancabile di per sé non ne giustifica l'esistenza.
Esso è per forza di cose altro da questo mondo...sempre se ci sia, s'intende.

Cercare però una via di mezzo convenzionale o immanente- empirica è sintomo di cecità totale.

L'assoluto o è, ed è trascendete, o non è. Si scelga per favore...la Libertà è una cosa seria.


D.
utente anonimo

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