martedì, 22 novembre 2005, ore 17:19

Chi mi conosce di persona, e chi mi segue da tempo, sa che sono sensibile a determinati temi.

Ad esempio non mangio animali, non mi piace che si facciano esperimenti sugli embrioni in nome della scienza, approvo la ricerca sugli animali a patto che sia una ricerca seria e che non infligga torture inutili alle cavie.

Forse sono il meno deputato a parlarne, e lo dico subito: per me un feto è un'individuo, l'aborto mi fa orrore, le donne che abortiscono mi fanno una pena immensa, le mamme che che spingono ad abortire le figlie per salvare l'onorabilità della famiglia borghese mi fanno tremendamente schifo.

Detto questo, ritengo che sia doverosa una riflessione assolutamente razionale da parte mia.

Punto primo, le riflessioni sull'umanità o meno dell'embrione o dei suoi diritti sono per lo più pretestuose, non si può dire che si hanno diritti solo alla nascita "per convenzione" (per convenzione sancita da cosa, dico io? Consuetudine? Non mi pare proprio. Legge? Ma se la legge garantisce diritti anche agli embrioni...) ne tantomeno sono sensate argomentazioni del tipo "non ha diritti perchè dipende da un altro essere umano", vorrei sapere qual'è il nesso logico che lega le due cose.

E non è neanche una soluzione dire cose del tipo: "non si può sapere per cui si lasci decidere  alla madre" la legge dovrebbe dovrebbe mettere dei paletti precisi per quanto riguarda l'estensione dei diritti, altrimenti con lo stesso ragionamento giustifichiamo anche la schiavitù.

Per non parlare poi del solito ritornello "fermare la piaga dell'aborto clandestino", che è come dire "legalizziamo il pizzo che tanto c'è già gente che lo fa".

La mia riflessione parte dunque dal presupposto (non scontato, ma nulla lo è nella vita) che il feto sia un individuo, e che goda del diritto inalienabile alla vita.

Immediatamente saltano alla mente coloro che dicono che per il fatto che gode del diritto alla vita nessuno ha il diritto di ucciderlo.

Falso, perchè analizzando la questione si vede come i soggetti portatori di diritti sono almeno due, ovvero feto e madre, che è portatrice del diritto inalienabile di gestire il proprio corpo.

Quindi bisognerebbe ragionare su questo conflitto di diritti tra madre e figlio. La legge (e io direi anche i principi liberali) prevede che si possano limitare i diritti di altri soggetti per difendere un proprio diritto, purchè la difesa sia proporzionale all'offesa.

Sul principio di proporzionalità ce ne sarebbe da discutere per anni, però mi sento di dire che se uno entra in casa mia senza permesso, ho il dirittto di fare tutto ciò che è necessario per far si che se ne vada.

Se questo comporta necessariamente la morte del soggetto, sono in diritto di ucciderlo.

Mentre invece non sono in diritto di intrappolarlo in casa e di torturarlo a morte, il mio diritto di difesa termina dove finisce la necessarietà delle azioni che compio per difenderlo.

Applicando questo ragionamento all'aborto si può vedere come la madre sia in oggettivo diritto ad abortire se non vi sia altra soluzione che consenta la vita del feto.

Una circostanza ad esempio, sarebbe il fatto che il figlio è in grado di vivere all'esterno del corpo della madre. Il così detto "partial abortion", è infatti a tutti gli effetti un omicidio. Consiste nello stimolare il parto farmacologicamente, però siccome il feto sopravviverebbe all'esterno del corpo, viene praticato un foro nella testa del nascituro per farlo nascere morto.

Questa è la giustizia, una giustizia che permette un atto disgustoso e orrendo, ma la giustizia è metro di misura ase stessa, non è prevista una giustizia morale, o un diritto morale, il diritto e la giustizia devono essere solo giusti.

Lo stato d'altronde ha anche il ruolo di dirimere le dispute, nel caso specifico risulta che, nel caso la donna decida di non abortire, sarebbe la soluzione migliore per tutti. Visto che il feto non riesce a far valere le sue ragioni dialetticamente, perchè materialmente impossibilitato, non è uno scandalo se lo stato gli garantisca "un avvocato d'ufficio" per convincere la madre.

Questo è quello che la legge dovrebbe fare e garantire in uno stato liberale, ma noi, come società civile cosa dobbiamo fare?

Per quanto mi riguarda bisognerebbe allestire una solenne battaglia contro l'imperante cultura edonista imperante.

Già, questo è il male del nostro secolo, l'edonismo, il piccolismo, non tanto la "cultura della morte" che avrebbe già in se un fascino intrinseco.

L'edonismo è quella cultura in base alla quale si vuole vivere ovattati, giorno per giorno con la voglia di scansare tutte le sfide che la vita ci pone.

Trovare un posto fisso, sposarsi per la paura di rimanere soli, chiaccherare 24 ore su 24 di calcio o di vestiti per riempire il vuoto che rimbomba nel cervello, conformarsi all amassa per la dolce consolazione di essere accettati.

Scansare tutto quello che può essere problematico.

Abortire, per non avere noie.

Questo è l'orrore.

Ci vuole un  umanità forte, coraggiosa.

Francamente i volontari della vita che pregano le mattine davanti alle cliniche per aborti con croci a grandezza naturali mi inquietano un po', forse non sono molto efficaci, ma se per avere la forza di combattere bisogna ancora aggrapparsi a Dio allora ben venga Dio, per adesso i volontari per la vita me li tengo stretti.

Addenda:

Per me questa è una riflessione libertaria per i seguenti motivi: nella prima parte ho cercato di ragionare in una mera ottica di principi libertari, ovvero totale libertà una volta garantiti i diritti alla gestione del proprio corpo e alla proprietà privata. Il fatto che il feto sia o meno un individuo e (e quindi quale sia l'estensione dei diritti alla vita) è una questione controversa per la riflessione libertaria, si pensi ad esempio al contrasto tra Nozick e Rothbard sui diritti animali ricordata da Italian libertarians. (certo magari forse Nozick non era un vero libertario, forse Marx non era vero comunista) In nessun caso ho parlato di un riflesso della morale sull'ordinamento legale.

Mi riserbo la libertà considerare l'aborto una cosa orrenda, nella seconda parte del mio post ho parlato della MIA morale, che non intendo in alcun modo tramite legge, ma solo in virtù della forza persuasiva e morale, un diritto sacrosanto che non contrasta con i principi libertari, essere libertari non vuol dire essere libertini, se io sono a favore della legalizzazione della cannabis non vuol dire che moralmente approvi un divertimento piuttosto stupido come l'assunzione delle droghe.

Se qualcuno ritiene che in questo post manca un MA, non indugi a riferirci il punto dove dovrebbe andare e da cosa dovrebbe essere seguito, l'autore del blog è convinto che dalla discussione ragionevole possano nascere molti spunti, dal trollismo no. Nel segnalare, lo invitiamo a pensare al segretario dell'ex partito liberale liberista e libertario, ora socialista, che in televisione ha chiesto più aiuti di stato per le famiglie, una cosa che ci potevamo aspettare da un Mastella o un Follini qualunque, non da un sedicente libertario.

ilbuffone
Permalink ¦ commenti (27)
Commenti
#1   22 Novembre 2005 - 21:56
 
Sono d'accordo con questo punto di vista, tranne che su un punto:

"Quindi bisognerebbe ragionare su questo conflitto di diritti tra madre e figlio. La legge (e io direi anche i principi liberali) prevede che si possano limitare i diritti di altri soggetti per difendere un proprio diritto, purchè la difesa sia proporzionale all'offesa.
....
Applicando questo ragionamento all'aborto si può vedere come la madre sia in oggettivo diritto ad abortire se non vi sia altra soluzione che consenta la vita del feto."

Intanto lo stato interessante è conseguenza diretta delle azioni della madre, tranne che nei casi di violenza sessuale. Lo stupro è il primo caso in cui consentirei l'aborto, l'altro è il caso della gravidanza che metta a rischio la vita o la salute della madre.
Per le altre situazioni invece, per i casi "normali" che poi sono la stragrande maggioranza: è vero, ci sono due interessi contrastanti, ma mentre uno e' semplicemente l'interesse della madre a non portare avanti la gravidanza, l'altro e' il DIRITTO ALLA VITA. Oltretutto esiste anche per le donne il diritto a rimanere anonime al momento del parto e a non riconoscere il figlio, che in questi casi viene affidato agli istituti per minori e in adozione. Per la madre non ci sono ulteriori conseguenze, la sua vita puo' riprendere com'era prima. Si tratta di un sacrificio di nove mesi, nove mesi di disagio per una vita intera.
Natalor
utente anonimo

#2   22 Novembre 2005 - 21:59
 
Trovo questo post meraviglioso. Mi sono commosso alla fine (giuro).
Il ragionamento iniziale è quello che ha portato alla 194. Nessuno l'ha applicata, nessuno l'ha rispettata ma tant'è ... nessuno rispetta la libertà, perchè tutti sono troppo occupati a parlare di diritti per accorgersi che stanno calpestando i doveri.

Per motivichepuoi immaginare io di aborto parlo sempre malvolentieri. Ma sfido volentieri il nemico che si annida nei miei ricordi per fare chiarezza in mezzo al funo dei venditori di cazzate che popolano le scene di oggi. Sempre pronti a fare battaglie che gettano l'uomo in un eterna gara al ribasso.

Bravo... :)
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#3   23 Novembre 2005 - 00:14
 
Meno male che era una riflessione libertaria... Ho sperato fino all'ultimo per un MA che non c'è. Bah.

ciao,
JimMomo
utente anonimo

#4   23 Novembre 2005 - 01:34
 
hmm...
ti faccio solo un appunto, da Nietzscheano a nietzscheano: certo che se per avere voglia di combattere bisogna aggrapparsi a Dio siamo messi bene a livello di oltre-uomo...

cmq ora ci scrivo un post (di getto)...
utente anonimo

#5   23 Novembre 2005 - 03:53
 
x Natalor:
sono contento che mi segui, quello che dici è interessante, sono d'accordo che la libertà implica anche una grandissima dose di responsabilità, a volte schiacciante. Detto questo però non me la sento di dire che la nascita è diretta conseguenza della madre.
Se mi entrano i ladri in casa perchè ho lasciato le finestre aperte non mi si può dare la colpa di aver lasciato le finestre aperte, mi si può dire che sono uno stupido, ma ho il diritto di aprire le finestre e pretendere comunque che non mi entrino i ladri.
Sul fatto che sono nove mesi per una vita sono d'accordo, però siamo sempre nell'ambito morale, magari (per dire) a una donna non piacciono le smagliature, è una bastarda ma ha il diritto di esserlo. (tu adesso mi tirerai fuori qualche articolo di qualche codice, ma il diritto a cui mi riferisco non è quello italiano, è quello che credo che dovrebbero avere le persone)
sul fatto che si possono affidare i figli hai ragione in toto, niente da dire.


x jimmomo:
Leggere la parte in rosso del post.


x robinik:
grazie

x ispirati:
infatti non stiamo messi molto bene, però dovendo scegliere tra un nichilista passivo e un ultracattolico invasato scelgo il secondo.
Certo che le croci che ho visto su matrix manco il klu klux klan...
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#6   23 Novembre 2005 - 10:19
 
Caro Amico, il tuo post è davvero molto interessante, stimolante e condivisibile in molte sue parti.
Personalmente tuttavia sono d'accordo con Natalor circa l'imparagonabilità del ladro che entra in casa al figlio concepito. L'atto d'amore (o semplice gesto sessuale) della madre è responsabile per Legge di Natura del diritto alla vita del nascituro.
Dico ciò in punto di discussione libertario, perché giassai che il capitoletto su genitori e figli di The Etichs of liberty è troppo debole.
Vorrei che si riflettesse anche sul fatto che una legge di stato abortista è fortemente diseducativa: il messaggio che passa (a proposito di edonismo, l'ho sentito dire con le mie orecchie) è che siccome l'aborto è legale allora è giusto abortire. La questione del diritto di proprietà del proprio corpo in riferimento all'aborto è poi secondo me malposta da Rothbard ed alri. Consiglio a tal proposito di visitare: www.l4l.org. Infine che dire di una legge che esclude coercitivamente il padre nel momento della decisione cruciale? E' forse un criterio libertario chiudere fuori dalla porta il padre, e lasciare la mamma in mano a funzionari di stato?. Ancora: è libertaria la statalizzazione dell'aborto (per cui anch'io che sono antiabortista pago con le mie tasse l'uccisione di esseri umani viventi?)
Se ti va passa a dire la tua qui:
http://passaggioalbosco.blogspot.com/2005/11/laborto-lo-stato-e-letica-dei.html .
Con stima,
Paolo Marcon
utente anonimo

#7   23 Novembre 2005 - 10:47
 

E’ molto triste che quando si discute su questo argomento, mi riferisco ai programmi televisivi, oppure ad articoli giornalistici, non si chiamino a testimoniare le persone in causa che ci possano veramente aiutare ad avere una posizione giusta. Si discute sull’ aborto, come se si discutesse di economia. Non si sente mai la voce delle donne che hanno abortito,delle donne che volendolo fare non l’hanno poi fatto, e non parlo dei feti, non potevano parlare prima, e oggi sono morti. Però si potrebbero sentire i sopravvissuti.
Di quanto ne so, il 100%delle donne che volevano abortire e poi non l’hanno fatto non si sono mai pentite . Il 100% delle donne che hanno abortito, non posso dire si siano pentite tutte, poiché il pentimento vuol dire “se tornasse in dietro non lo rifarei”, ma piangono il loro bambino per tutta la vita.Uno dei loro dolori più grande è quello che i poveri resti siano stati buttati, e non seppelliti.
Ci sono moltissime categorie di donne che abortiscono: dalla ragazzina di tredici anni, alla donna di cinquanta. Esistono mille motivazioni per cui si abortisce. Tutti noi pensiamo che si tratti solo di ragazze madri, o di quelle che perdono il lavoro, o di fidanzati che non sono in grado di prendersi le loro responsabilità.. Ma fra tutte queste, esiste una categoria vastissima di famiglie piccolo borghesi, più che altro nelle grosse città dive la vita è molto difficile, e gli appartamenti molto piccoli, che quando arriva il terzo figlio “non sappiamo dove metterlo”. Oppure la madre è talmente stanca che non ce la fa, perché è già sull’orlo della depressione, sia per solitudine, la famiglia isola la donna, o per mancanza di riposo…oppure perché si ha paura che economicamente non si possano tirar su tre figli perché gia due sono troppi Nelle grandi città il terzo figlio suona come una condanna.. Per questi tipi di donne, dare il figlio in adozione, sarebbe peggio che ucciderlo. Per loro, l’adozione è sapere che il figlio è vivo ma non sapere dove è e se veramente sta bene. Sarebbe anche il crollo della loro dignità piccolo borghese, tanto sudata.
Se veramente siamo “antiaboristi”, non è con le croci, né con i preti, che di famiglia, e su quanto bisogna avere le palle quadrate per tirar su una famiglia, non ne sanno niente. Non servono discorsi morali. Servono le persone che aiutino: prima, a capire il motivo per il quale la donna vuole abortire; secondo, che trovino le soluzioni al problema (anonimato, comprensione,sostegno morale, economico ecc). Persone disposte a non lasciarle sole. I consultori potrebbero si indirizzare le donne prima di prendere qualsiasi decisione, a centri completamente anonimi, dove loro possano manifestare il loro disagio, e dove possano ricevere aiuto. – I centri della Caritas non vanno bene. Non garantiscono l’anonimato, non si sa se il personale è competente per dare un sostegno vero, e se soltanto si tratta di un tentativo di “convincere”.Credo che già i manifesti appesi, facciano venire soltanto sensi di colpa.
Una civiltà che uccide i propri figli, non è una civiltà. Bertinotti dice: “è una delle leggi più civili”. Per me è una legge infame, incivile, ma necessaria perché la società è infame ed incivile. La donna ed il suo bambino sono le vittime. Io, per adesso, sono per la legge. Mi fa dubitare, comunque, la questione espressa in un commento sul fatto che sia diseducativa. In quanto se si può fare per legge, allora è una cosa giusta da fare.
Giulia
utente anonimo

#8   23 Novembre 2005 - 10:48
 
E' stata una lettura interessante...Ma. C'è un Ma. Quello che volevi.
(ma)Bisogna sempre tenere conto, che purtroppo, una donna che il figlio
non lo vuole, quale vita gli potrà offrire? Poi le ragione della "madre"
possono essere infinite: l'egoismo,la non-voglia di impegnarsi, ecc...ecc...
E allora di fronte ad una scelta non fatta, che futuro può avere un figlio.
Certo ci sarebbe l'affidamento, che almeno salvaguarda il diritto alla vita
(e magari anche felice!). Ma se quella stessa donna decidesse di non affidarlo,
quale futuro può avere un figlio avuto con le modalità della non-scelta?
Anche chi come mè, si sente molto libero, penso che sia un problema profondo,
che non è facilmente risolvibile.
Io la mia esperienza l'ho avuta...e sono rimasto contento della scelta fatta.Io.
utente anonimo

#9   23 Novembre 2005 - 10:56
 
Caro Giulia, è molto bello quel che scrivi. Quella legge è una ferita aperta, sanguinante, per tutti.
Paolo
utente anonimo

#10   23 Novembre 2005 - 12:07
 
Astrolabio non stupirti per Jimmomo,
lui e dogmatico sui proclami Capezzonici.

Il Ma potrebbe essere:
Ma noi grazie a Jimmomo sappiamo che abortire è bello e che i veri libertari brindano di felicità 340.000 volte l'anno, ci scusiamo con il lettore, la forza di essere libertari e socialisti non l'abbiamo e forse nemmeno la voglia, ci inchiniamo quindi a nuovi profeti...
:-|
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#11   23 Novembre 2005 - 12:59
 
Buffone esco da pochi giorni da una super discussione a proposito di questo tema delicato fatta sul sito di Rif Lib.

Come Riformatore liberale mi sento in dovere di denunciare due cose:
1) Chi grida allo scandalo contro le guardie svizzere, Ruini, Ratzinger...
2) Chi rigurgita contro la 194, dopo essere stato a più riprese sconfitto dalla storia.

Non credo che qualcuno possa essere a favore dell'aborto, che in sè è un dramma enorme.
I laicisti che urlano autodeterminazione di qua e di là sono miserevoli come chi vuole abolire la 194 per difendere "la vita".

La legge sull'aborto è una scelta antiproibizionista NECESSARIA per impedire che la gente si faccia ammazzare dal Racket dei macellai.
Facilitare le condizioni dell'aborto con la legalizzazione della Ru486 può solo migliorare le cose, perchè sembra essere meno traumatica, e perchè funziona nei primi stadi della gravidanza, agendo dunque sull'embrione, certamente meno soggetto a dubbi etici rispetto ad un feto.

L'aborto non piace a nessuno, come non piace a nessuno che la droga sia libera.
Il problema è che senza la legalizzazione tutti quanti paghiamo le conseguenze di ciò.

La 194 non è una bella legge, ma è semplicemente una legge realista.

Che non chiude gli occhi di fronte alla realtà, immaginando un mondo che non c'è.

Chi parla poi di finanziamenti pubblici alle donne in gravidanza, mi fa stupisce.

Domanda: e chi paga?

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#12   23 Novembre 2005 - 13:00
 
correzione: mi fa stupire
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#13   23 Novembre 2005 - 14:47
 
Grazei per i commenti appassionati.

jinzo non sono molto d'accordo con te su questo punto, non mi sembra un buon motivo per legalizzare l'aborto e la droga il fatto che paghiamo le assenze di ciò.

Ad esempio se si decidesse che l'aborto è illegale e la gente lo continuasse a fare l'unica soluzione possibile sarebbe aumentare quanto necessario la repressione.

isomma sul post mi sono spiegato sul perchè la ritengo una legge necessaria.

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#14   23 Novembre 2005 - 15:41
 
Posso anche essere d'accordo che la legge 194 è una legge necessaria, ma, da matematico quale sono aggiungo che essa non è sufficiente.
Senza sostegno alle famiglie non si va da nessuna parte!
Ditemi ora se in Italia c'è un reale sostegno alle famiglie.
Un solo favore: non citatemi i 1000 euro per un figlio che quelli son soldi buttati (anche se mi toccano per il mio secondogenito che ha quasi tre mesi).
Ditemi se è giusto che una donna che lavora debba tornare al suo posto già quando il figlio ha appena tre mesi (l'astensione facoltativa, tenetelo presente, taglia lo stipendio del 70%!). Tante donne rivendicano il diritto ad abortire; forse che dimenticano quello di allevare il proprio bimbo?
Ditemi perché è cosi difficile (soprattutto nell'azienda privata) ottenere il part-time.
Ditemi perché è cosi difficile riuscire a piazzare il proprio figlio in un asilo nido comunale.
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#15   23 Novembre 2005 - 17:45
 
No, in Italia non c'è un sostegno alle famiglie decente.
Quale sarebbe la soluzione? creare una fondazione che sostenga moralmente ed economicamente le mamme, che diffonda una cultura per la vita. Che crei asili nido economici.

Quando dico diffondere una cultura della vita, intendo formare delle persone che accettino le sfide della vita senza chiudersi nell'egoismo, far nascere un figlio è una sfida che bisogna impare ad accettare e a vincere.
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#16   23 Novembre 2005 - 19:12
 
Ciao, io la penso diversamente da te, quindi scrivo conscia di essere in “terra nemica” .Non ti voglio fornire certezze altre da quelle che hai (ovviamente sarebbe utopico da parte mia avere questa pretesa), ma vorrei che non dessi così per scontato che l’egoista (o l’edonista) è colui che sceglie di non avere un figlio.
Un figlio è una possibilità, ma non una tappa imprescindibile nella vita di ognuno, di ogni donna, di ogni coppia, e dietro a questa decisione c’è una riflessione, qualunque cosa si decida alla fine, non vedo un
mondo diviso in donne che si pongono domande e quindi non abortiscono e donne spensierate e garrule che non si pongono alcuna domanda e vanno serenamente a liberarsi del figlio, e che pensano che “abortire è bello”. Le domande si pongono in entrambi i casi, e le situazioni, psicologiche e ambientali, sono così varie e complicate che non credo si potrebbe mai, nemmeno volendolo, riuscire a decretare quando c’è una motivazione seria e quando no. Chi lo stabilisce? Con che criteri?
La mia idea di maternità, quella che io difendo e che per me rappresenta un valore, è una maternità voluta e cercata nel momento in cui la donna (o in generale la coppia) si sente pronta e se si sente pronta, perchè solo se ti senti pronta tu, e sai che in quel momento (e non prima, e non dopo) sei in grado di dare a tuo figlio il meglio che puoi , che non sarà mai "la perfezione o l'assenza di problemi", ma la tua attenzione, il tuo amore convinto. Sono a favore della maternità desiderata, nel momento giusto per te E QUINDI per tuo figlio. Perchè in tutto questo discorso secondo me manca un concetto fondamentale, ovvero la felicità della donna che non è (come mi sembra sia nel post) in contrasto con quella del possibile futuro figlio (ovvero "mors tua, vita mea", al como del cinismo), ma al contrario è condizione e premessa imprescindibile di una vita concepita e cresciuta come amore come merita. La sofferenza, fisica e psicologica è PARTE imprescindibile della vita di tutti, cerco di vivere nel modo più responsabile ma anche sereno che posso, perché la mia felicità è presupposto per quella di chi mi vuole bene, e viceversa. Tu dici che questa è una sfida che va vinta, ma a che prezzo, in che modo? Per come la vedo io, la mia non è “cultura della morte”, è cultura della vita anch’essa, della vita e della qualità della vita. Questi sono i miei valori, chiedo solo vengano rispettati al pari dei tuoi e che non vengano bollati come disvalori da chi non li condivide, perché io rispetto la tua visione, ma esigo, in questo rispetto, reciprocità, o almeno tolleranza .

Scusa la lunghezza, spero che non ti infastidisca, ma ci tenevo ad esporre quello che sento. Magari non è servito a nulla, ma c’ho provato. Ciao.

Silvia
utente anonimo

#17   23 Novembre 2005 - 20:30
 
Allora cara silvia.

Mi chiedi come vincere la sfida.
Innanzitutto non anestetizzandosi; e poi avere sempre i piedi in cammino e il volto fisso nell'orizzonte.
Imparando a non avere paura.

Dici che la maternità è un valore solo se ottenuta quando la donna vuole e si sente pronta, per fortuna i miei genitori non la pensavano così, infatti io sono nato per sbaglio, i miei non erano sposati e studiavano.
Si sono trovati una bel fardello da 4 kg tutto ad un tratto, sposati in comune al nono mese e sposati in chiesa con me pccolo e con la testa grossa che reggevo una candela.
lascio a te giudicare, per quel poco che mi conosci, per questo blog, se è stata una maternità che può rappresentare un valore o se avrebbero fatot meglio ada abortirmi in attesa di un momento in cui si sentivano pronti.
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#18   23 Novembre 2005 - 21:23
 
embrioni
delle brave persone
anzi non ancora
anzi no
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#19   24 Novembre 2005 - 13:42
 
Ciao,
non c'entra con questo tuo post, tra l'altro molto bello..volevo solo segnalarti che ho ricambiato il favore...
Ciao
Pinocchio
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#20   24 Novembre 2005 - 19:56
 
...magari non avevano progettato la tua nascita in quel momento, però anche loro hanno scelto, no? E potevano farlo.
Io credo che ci sia differenza tra una gravidanza "non programmata" e una gravidanza "non voluta". So bene che molte gravidanze accadono in un momento in cui non lo si era previsto ma che poi, dopo aver riflettuto e ponderato, si portano avanti: si fa una scelta. Quello che difendo è che quella scelta ci possa essere, quella scelta che sia i miei che i tuoi genitori hanno fatto, seppur in situazioni diverse: i miei hanno scelto di avermi prima che io fossi concepita, i tuoi dopo, ma in entambi i casi la mascita mia e tua e frutto di una decisione.

Mi spiego meglio: se io rimango incinta non avendolo programmato, ho la possibilità di abortire, ma scelgo di non farlo, è un conto. Se io rimango incinta non avendolo programmato, voglio abortire e qualcun'altro me lo impedisce, è tutt'altra storia. L'esempio tuo è il primo caso, non il secondo.

Quello su cui volevo far riflettere, se possibile (o comunque il punto di vista che volevo proporre) è che l'assumersi una responsabilità c'è anche nella scelta contraria. Premesso che se non si vuole una gravidanza occorre prevenirla prima, ma premesso anche che l'errore umano, che piaccia o meno, esiste (in questo caso da dividersi 50-50 tra i due patners), se io so che portare avanti quella gravidanza significherà creare due infelici (me e il futuro bambino che nascerà), prendermi una responsabilità significa anche prendere atto che in quel momento della mia vita non sono in grado di essere madre: fisicamente e psicologicamente, e quindi non porto avanti un processo che mi distruggerebbe e creerebbe solo dolore, che poi trasmetterei anche alla creatura che ho in grembo. Questo, per come la vedo, non significa anestetizzarsi. Significa che siamo tutti diversi e il caso singolo, a buon fine o meno, non può essere la "via" per tutti. Poi, per carità, io rispetto che tu, per tua sensibilità od esperienza, possa ritenere "vigliacco" chi fa una determinata scelta e "coraggioso" chi ne fa un'altra. Per me questo giudizio non è affatto automatico, perchè magari ho avuto esperienze diverse dalle tue e ho visti altre cose, sono venuta a contatto con altre situazioni...

Lo sguardo all'orizzonte è una bella immagine, sempre che non diventi una paresi. :-) Nel senso che a volte può essere utile guardarsi intorno e vedere negli occhi chi cammina con te, che non necessariamente è un "mostro" (nonostante l'apparenza), ma forse qualcuno che ha affrontato le cose in maniera diversa...
Ciao,

Silvia
utente anonimo

#21   24 Novembre 2005 - 20:05
 
Siamo divergenti solo in apparenza,
ad esempio dici:

"prendermi una responsabilità significa anche prendere atto che in quel momento della mia vita non sono in grado di essere madre: fisicamente e psicologicamente"


Ecco, io vorrei che l'umanità sia in grado di avere una forza psicologica che la metta in condizione di accettare l amaternità sempre.
Questo in linea generale, poi restano i dettagli, ad esmpio partorire non significa ormai necessariamente allevare, la possibilità di affidamento c'è sempre.
E il bambino... Dal mio punto di vista sempre meglio nascere con una mamma così e così che non nascere per nulla.
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#22   27 Novembre 2005 - 19:53
 
Maledetto relativista di merda, questo blog è bello e mi tocca linkarlo... :-)))
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#23   08 Dicembre 2005 - 13:02
 
una sola domanda: parli di imprescindibilità del feto di nascere, ma prima di attribuire un aggettivo così categorico, mi spieghi chi decide cosa debba o non debba essere diritto e specialmente con quale autorità si può affermare l'imprescindibilità di un diritto?
non è forse che i diritti non esistono all'infuori di quei concetti che sono nella nostra testa! e che tutt'al più se non vogliamo tirare in ballo un creatore che li ha posti, dobbiamo accettare che i diritto sono solo mere convenzione sociali definite nella società stessa dal dialogo di tutte le sue parti al solo fine di funzionare al meglio. di conseguenza è possibile solo attribuire il diritto non alla vita, ma di continuare di vivere a chi già è vivo ed è attore all'interno della società, perchè altrimenti sarebbe una società che pone le base per la sua fine, mentre non è possibile attribuire in assoluta un diritto al feto in quanto non ancora attore nella società, se non solo e soltanto nelle intenzioni di chi ne è portatore, in quanto non costituisce ancora una individualità a se stante se non nell'emotività dei genitori e di soggetti aventi ruoli paragenitoriali.
utente anonimo

#24   08 Dicembre 2005 - 14:32
 
no, anonimo (una firmetta alla fine del post?) non sono daccordo con la tua concezione utilitaristica del diritto, che (ad esempio) giustificherebbe anche la schiavitù, perchè non è storicamente vera, da che mondo e mondo i diritti variano enormemente da cultura a cultura.
con questo non voglio dare un fondamento naturalistico alla mia visione del mondo, ne voglio dare un fondamento ideologico.
Io sono epistemologicamente relativista, non c'è un motivo intrinseco per cui la mia visione libertaria del mondo sia migliore di una nazista, o per cui la dittatura sia peggio della democrazia.
I diritti sono degli assiomi che vengono scelti quasi indiscriminatamente, ideologicamente.
E' tremenda come cosa, ma secondo em è così.
Quindi intimamente, emotivamente, aderisco a quelli che sono i miei diritti fondanti diritto alla vita e alla proprietà del proprio corpo e dei propri beni, su quello che viene dopo se ne può discutere, su questo no.
Sono scelte arbitrarie.
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#25   09 Dicembre 2005 - 16:53
 
scusa è ma alla fine non la pensiamo poi tanto diversamente; non esistono fondamenti certi ne assoluti su cui basare i diritti; tanto che, come dici tu, variano da cultura a cultura.
non molti secoli fà anche la schiavitù era considerata come un diritto, la stessa libertà umana era negata in termini assoluti, e perfino una visione del mondo senza la schiavitu in alcune società era ritenuta utopistica (cio a priscindere del valore morale che possa essere dato a questa cosa). e se poi di diritti, come dici tu "sono degli assiomi che vengono scelti quasi indiscriminatamente, ideologicamente." in quanto dipendenti da una ideologià relativa (cioè che ha volore solo per le persone a cui vi aderiscono) non divengono quindi delle convenzioni sociali, valide solo per chì crede in quella determinata ideologià.

ti preg di scusarmi se mi spiego male o se uno inappropiatamente delle parole, ma fra i miei studi non vi è nulla che abbia a che fare con la filosofia.

personline
utente anonimo

#26   09 Dicembre 2005 - 23:58
 
Si, ma appunto, siccome non c'è un motivo razionale per convinecermi, io intimamente, emotivamente, aderisco ad una visione estensiva del diritto alla vita, per cui i feti hanno diritto a vivere.
ho qualche dubbio per gli embrioni, ma questa è un'altra storia.
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#27   10 Dicembre 2005 - 12:50
 
dalla tua ultima risposta non capisco se in parte mi stai dando ragione o se mi stai pigliando per il ....! comunque fa niente
p.s. complimenti per il blog!

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utente anonimo

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