Chi mi conosce di persona, e chi mi segue da tempo, sa che sono sensibile a determinati temi.
Ad esempio non mangio animali, non mi piace che si facciano esperimenti sugli embrioni in nome della scienza, approvo la ricerca sugli animali a patto che sia una ricerca seria e che non infligga torture inutili alle cavie.
Forse sono il meno deputato a parlarne, e lo dico subito: per me un feto è un'individuo, l'aborto mi fa orrore, le donne che abortiscono mi fanno una pena immensa, le mamme che che spingono ad abortire le figlie per salvare l'onorabilità della famiglia borghese mi fanno tremendamente schifo.
Detto questo, ritengo che sia doverosa una riflessione assolutamente razionale da parte mia.
Punto primo, le riflessioni sull'umanità o meno dell'embrione o dei suoi diritti sono per lo più pretestuose, non si può dire che si hanno diritti solo alla nascita "per convenzione" (per convenzione sancita da cosa, dico io? Consuetudine? Non mi pare proprio. Legge? Ma se la legge garantisce diritti anche agli embrioni...) ne tantomeno sono sensate argomentazioni del tipo "non ha diritti perchè dipende da un altro essere umano", vorrei sapere qual'è il nesso logico che lega le due cose.
E non è neanche una soluzione dire cose del tipo: "non si può sapere per cui si lasci decidere alla madre" la legge dovrebbe dovrebbe mettere dei paletti precisi per quanto riguarda l'estensione dei diritti, altrimenti con lo stesso ragionamento giustifichiamo anche la schiavitù.
Per non parlare poi del solito ritornello "fermare la piaga dell'aborto clandestino", che è come dire "legalizziamo il pizzo che tanto c'è già gente che lo fa".
La mia riflessione parte dunque dal presupposto (non scontato, ma nulla lo è nella vita) che il feto sia un individuo, e che goda del diritto inalienabile alla vita.
Immediatamente saltano alla mente coloro che dicono che per il fatto che gode del diritto alla vita nessuno ha il diritto di ucciderlo.
Falso, perchè analizzando la questione si vede come i soggetti portatori di diritti sono almeno due, ovvero feto e madre, che è portatrice del diritto inalienabile di gestire il proprio corpo.
Quindi bisognerebbe ragionare su questo conflitto di diritti tra madre e figlio. La legge (e io direi anche i principi liberali) prevede che si possano limitare i diritti di altri soggetti per difendere un proprio diritto, purchè la difesa sia proporzionale all'offesa.
Sul principio di proporzionalità ce ne sarebbe da discutere per anni, però mi sento di dire che se uno entra in casa mia senza permesso, ho il dirittto di fare tutto ciò che è necessario per far si che se ne vada.
Se questo comporta necessariamente la morte del soggetto, sono in diritto di ucciderlo.
Mentre invece non sono in diritto di intrappolarlo in casa e di torturarlo a morte, il mio diritto di difesa termina dove finisce la necessarietà delle azioni che compio per difenderlo.
Applicando questo ragionamento all'aborto si può vedere come la madre sia in oggettivo diritto ad abortire se non vi sia altra soluzione che consenta la vita del feto.
Una circostanza ad esempio, sarebbe il fatto che il figlio è in grado di vivere all'esterno del corpo della madre. Il così detto "partial abortion", è infatti a tutti gli effetti un omicidio. Consiste nello stimolare il parto farmacologicamente, però siccome il feto sopravviverebbe all'esterno del corpo, viene praticato un foro nella testa del nascituro per farlo nascere morto.
Questa è la giustizia, una giustizia che permette un atto disgustoso e orrendo, ma la giustizia è metro di misura ase stessa, non è prevista una giustizia morale, o un diritto morale, il diritto e la giustizia devono essere solo giusti.
Lo stato d'altronde ha anche il ruolo di dirimere le dispute, nel caso specifico risulta che, nel caso la donna decida di non abortire, sarebbe la soluzione migliore per tutti. Visto che il feto non riesce a far valere le sue ragioni dialetticamente, perchè materialmente impossibilitato, non è uno scandalo se lo stato gli garantisca "un avvocato d'ufficio" per convincere la madre.
Questo è quello che la legge dovrebbe fare e garantire in uno stato liberale, ma noi, come società civile cosa dobbiamo fare?
Per quanto mi riguarda bisognerebbe allestire una solenne battaglia contro l'imperante cultura edonista imperante.
Già, questo è il male del nostro secolo, l'edonismo, il piccolismo, non tanto la "cultura della morte" che avrebbe già in se un fascino intrinseco.
L'edonismo è quella cultura in base alla quale si vuole vivere ovattati, giorno per giorno con la voglia di scansare tutte le sfide che la vita ci pone.
Trovare un posto fisso, sposarsi per la paura di rimanere soli, chiaccherare 24 ore su 24 di calcio o di vestiti per riempire il vuoto che rimbomba nel cervello, conformarsi all amassa per la dolce consolazione di essere accettati.
Scansare tutto quello che può essere problematico.
Abortire, per non avere noie.
Questo è l'orrore.
Ci vuole un umanità forte, coraggiosa.
Francamente i volontari della vita che pregano le mattine davanti alle cliniche per aborti con croci a grandezza naturali mi inquietano un po', forse non sono molto efficaci, ma se per avere la forza di combattere bisogna ancora aggrapparsi a Dio allora ben venga Dio, per adesso i volontari per la vita me li tengo stretti.
Addenda:
Per me questa è una riflessione libertaria per i seguenti motivi: nella prima parte ho cercato di ragionare in una mera ottica di principi libertari, ovvero totale libertà una volta garantiti i diritti alla gestione del proprio corpo e alla proprietà privata. Il fatto che il feto sia o meno un individuo e (e quindi quale sia l'estensione dei diritti alla vita) è una questione controversa per la riflessione libertaria, si pensi ad esempio al contrasto tra Nozick e Rothbard sui diritti animali ricordata da Italian libertarians. (certo magari forse Nozick non era un vero libertario, forse Marx non era vero comunista) In nessun caso ho parlato di un riflesso della morale sull'ordinamento legale.
Mi riserbo la libertà considerare l'aborto una cosa orrenda, nella seconda parte del mio post ho parlato della MIA morale, che non intendo in alcun modo tramite legge, ma solo in virtù della forza persuasiva e morale, un diritto sacrosanto che non contrasta con i principi libertari, essere libertari non vuol dire essere libertini, se io sono a favore della legalizzazione della cannabis non vuol dire che moralmente approvi un divertimento piuttosto stupido come l'assunzione delle droghe.
Se qualcuno ritiene che in questo post manca un MA, non indugi a riferirci il punto dove dovrebbe andare e da cosa dovrebbe essere seguito, l'autore del blog è convinto che dalla discussione ragionevole possano nascere molti spunti, dal trollismo no. Nel segnalare, lo invitiamo a pensare al segretario dell'ex partito liberale liberista e libertario, ora socialista, che in televisione ha chiesto più aiuti di stato per le famiglie, una cosa che ci potevamo aspettare da un Mastella o un Follini qualunque, non da un sedicente libertario.
