
Ci siamo, finalmente, il duro braccio della legge italiana ha punito Wanna Marchi. Motivo? Chissà, forse stregoneria, forse eresia, forse circonvenzione di incapaci, dieci anni di carcere sono tanti, ma in fondo può ritenersi fortunata, quattorcento anni fa sarebbe finita sul rogo (ma almeno la gogna non sarebbe stata mediatica).
E perlappunto nella gogna mediatica qualche buonanima cerca di salvarle l'anima, "hai venduto a caro prezzo falsi idoli, vettori del maligno, confessa, di che ti dispiace, scusati con le tue vittime succubi di Moloch".
Ma come i grandi eretici sul rogo lei non si scusa, e afferma che la sua è ortodossia, e chi l'accusa è eretico.
Mentre le vittime annunciano sul palco che, sì, sono vittime perchè ci hanno creduto, gli avevano creduto perchè gli aveva detto che avevano un malocchio e la figlia si è ammalata, quindi caso più unico che raro il malocchio funzionava veramente e questo vuol dire che sono stati truffati, voglio dire, che Belzebù operava veramente il male nei loro confronti, e che quindi la signora era una strega.
Tutti contenti a fare le vittime, vittime del reato di circonvenzione di incapace, proprio una bella cosa da sbandierare in televisione da andarne fieri, da mettersi una bella maglietta del tipo "io sono incapace".
Se da un lato ci si può rallegrare che il reato di stregoneria preveda al giorno d'oggi una pena così lieve, dall'altro bisogna dire che nel seicento erano più seri, in un caso come questo le indagini preliminari sarebbero state fatte da gente seria come l'ordine domenicano, e il caso sarebbe stato esaminato dalla congregazione per la dottrina della fede all'epoca presieduta da Ratzinger. E tutti sfogliando fior di tomi e precedenti avrebbero stabilito se fosse strega o meno.
Invece al posto di questo è tutto deciso dalla trashaggine degli inquisitori Ricci e Costanzo, che elargiscono allegramente certificati di ortodossia: il prete sì, l'imam forse, Otelma sì, Wanna no, Branco sì, le sette no, Solange sì.
E il braccio civile si regola di conseguenza, tastando il polso della folla che dalla piazza, immancabile, grida "Al rogo! Al rogo".
